Il sogno non voluto

di Giacomo Cambini

Nel sole di marzo le strade di città, con i suoi sampietrini, erano consumate dal passaggio delle carrozze trainate dai cavalli bianchi rivestiti con gualdrappe color rosso vermiglio e tale passaggio lasciava su una lieve polvere candida, che giunse sui suoi capelli biondi, che addirittura il sole li fece diventare color platino. 

Lui, immobile, fissava il loro passaggio in attesa del segnale. Pianificano quella ribellione da giorni e sentiva crescere dentro di sè paura e inquietudine. “Dove erano finiti i compagni?” si domandò. 

La coppola al contrario gli consentiva una visione completa della strada. Aveva indosso una camicia di lino larga e un pantalone leggero e ai piedi scarponi con allacciature a stringhe sotto cui percepiva il caldo inusuale della strada.  

Appoggiato a un palo scrutava l’altro lato quando  una voce lo fece sobbalzare «Cesareeeee, che fai lì impalato alla fermata. Sembri in trance».

L’incontro 

Cesare si svegliò come da un sogno e ritrovò le stesse strade, questa volta però ricoperte di asfalto puzzolente di catrame caldo, segnato dalle strisce impresse dal passaggio e dalle continue brusche frenate delle corriere, sovraccariche di bagagli.  Voltò la testa verso Esmeralda, e nel frattempo si avvicinò una vecchietta, ben vestita con i capelli bianchi raccolti in una crocchia,  che portava con sé una borsetta e un bastone.

«Scusate, sapete dirmi l’ora?» chiese loro con un sorriso. Cesare si voltò di scatto verso la donna. I loro occhi si incrociarono e sentì mancare le forze. La voce di Esmeralda che rispondeva alla donna si mescolò con il frastuono delle carrozze si fece più assordante, si sentirono spari e grida derivanti da lontano…i sampietrini si rivoltarono… una mano liscia accarezzò il viso di Cesare e una sensazione di tepore si diffuse nel corpo.

Il clacson del bus avvertì che stava per arrivare. «Oh, ti muovi sennò lo perdiamo» fece Esmeralda nel tirargli il braccio.  

In quell’istante passò la corriera e salirono sopra. Si sedettero all’ultima fila e, prima che la corriera si avviasse, Cesare si girò  e vide dal finestrino la vecchietta allontanarsi.

Un brivido

Pochi giorni dopo, in una biblioteca Cesare incontrò Gianni, il suo amico per lavorare a un saggio che dovevano consegnare a breve per il loro dottorato Avevano una lista di libri da consultare e decisero di dividersi la ricerca. 

La biblioteca era molto grande, così Cesare andò al secondo piano, mentre Gianni al primo. Fra i libri, uno attirò la sua attenzione: un libro che mostrava in copertina uomini e donne in rivolta e intorno le carrozze rovesciate e fece un passo avanti per vederlo da vicino. Allungò la mano per prenderlo e nello stesso istante il libro fu raggiunto da una mano rugosa. Era quella della vecchietta incontrata alla fermata dei bus. Le loro dita si sfiorarono.   

Lui ebbe un brivido e fece un balzo all’indietro, per sparire nella corsia dei libri dell’ antico Egitto.

Un passato antico riaffiora

Una settimana dopo, al supermercato Cesare ed Esmeralda erano intenti a cercare tra gli scaffali dei barattoli di fagioli borlotti e nel prendere due di essi, Cesare vide comparire la sagoma della vecchietta.
Cesare, turbato, le andò incontro.
«Signora, cosa vuole da me? La vedo ovunque e pare che mi stia seguendo…non riesco a capire», fece lui con il viso rosso d’ira. 

La vecchietta non rispose alla domanda, restò impassibile e afferrò le sue mani e, come d’incanto, lo trasporto in un viaggio nel passato dove Cesare vide di nuovo la scena con le carrozze e persone in rivolta.  
«Allora mi conosci?» chiese con un filo di voce, per non farsi sentire dalla cugina che era dall’altra parte dello scaffale. «Mi chiamo Rosina…eravamo dei rivoluzionari, abbiamo lottato per non dividere la nostra Italia in ducati e regni , e non solo, ero innamorata di te ma maledetto, dico e ribadisco, maledetto ceto sociale che ci ha divisi…tu eri un rampollo di buona famiglia e io una semplice contadina…insieme avremo fatto grandi cose», concluse singhiozzando. 

«Sciò sciò non so a chi si riferisce e non la conosco! Si tolga dai piedi, anzi dalla mia vista, che non sa altro che trasmettermi dolore e incredulità!» fece lui con tanto furore. 

«Caro, cerca di ricordarti», disse lei con un filo di voce accarezzandoli il viso, «che qui passavano le carrozze e noi eravamo nascosti lassù nei boschi con i fucili a tracolla e pronti a difendersi dall’assalto dei nemici».

«Bastaaaaa…ripeto non la conosco quindi per favore sparisca!! Mi gira la testa» disse lui con le mani sulla nuca. 

Nello stesso istante la vecchietta sparì dalla vista lasciando una nuvola di fumo.

Liberazione

«Ehi Cesareeeee…svegliati ma sembri ipnotizzato da qualcosa e urlavi contro una persona», gli scosse le spalle Esmeralda che l’aveva raggiunto di corsa al sentire delle urla. 

«Uhm, scusa…non so cosa mi stia succedendo», disse lui con il sudore che colava dalle tempie nonostante l’aria condizionata del supermercato. «Dammi un pizzicotto», chiese poi a Esmeralda. Voleva capire se stava vivendo un sogno o se era tutto vero. 

Una volta usciti dal supermercato si rese conto che era stato un sogno e che non l’avrebbe più turbato, e si promise che se avesse avuto nuovi sogni del genere, non si sarebbe più spaventato. 

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