Io sono molto di più

di Elena Brizzolari

Quella sera Emily era in pizzeria con la sua amica Sally, Ethan il fidanzato di Sally e Jordan un amico di Ethan. Era stata Sally a convincere Emily a uscire, lei così timida e introversa, aveva pochissimi amici e faceva fatica a farne di nuovi. Era sorda dalla nascita e aveva imparato a parlare grazie a tanti anni di logopedia.

Non parlava male, ma quando si trovava con persone nuove si vergognava perché sentiva di avere un problema. Eppure, era una ragazza in gamba, molto carina: aveva i capelli lunghi e lisci castano scuro, occhi marroni come la terra, il viso a forma di cuore con la fronte più larga e il mento appuntito, era alta e magra. Viveva in campagna, aveva 18 anni e frequentava la scuola superiore per diventare grafica pubblicitaria. Durante la cena, Sally, Ethan e Jordan chiacchieravano animatamente e si sovrapponevano l’uno all’altro nella conversazione senza curarsi di Emily, che non riuscendo a seguire bene il labiale, non capiva quello che dicevano.

Non voleva chiedere alla sua amica spiegazioni su quello di cui parlavano, e non voleva rischiare di parlare a sproposito, perciò si isolò nel suo silenzio. A un certo punto vide Jordan girare il viso verso quello di Ethan, poi fece il gesto di rallentare con la mano sinistra e con la destra indicare le labbra che intanto si muovevano lentissime. I due scoppiarono in una risata che contagiò anche Sally. Emily li guardò stranita. Non ne poteva essere certa al cento per cento, ma aveva la sensazione che quelle risate avessero qualcosa a che fare con lei. La stavano prendendo in giro?

Ne ebbe la certezza quando Jordan puntò il dito contro di lei e ancora ripeté quel movimento forzato delle labbra, che scatenò una nuova risata al tavolo.  Emily corse in bagno umiliata e si mise a piangere. Era una ragazza come le altre, aveva solo bisogno di essere guardata quando parlavano con lei per poter leggere il labiale. Era questo il problema? Si asciugò le lacrime, lavò il viso e tornò al tavolo. Bevve qualche bicchiere di vino per cercare di sciogliersi un po’. Cominciò a ridacchiare e a parlare di più, ma comunque la serata fu un disastro e lei finì per ubriacarsi. Il giorno dopo non si ricordava niente: come era finita la serata? Chi l’aveva portata a casa? Emily era molto avvilita, non voleva più vergognarsi quando parlava specialmente con persone nuove.  Doveva assolutamente essere più sicura di sé: lei non era sbagliata, erano gli altri che sbagliavano perché non accettavano la diversità di comunicazione con lei. 

Un buon amico per caso

Il giorno dopo mentre andava al supermercato, le passò davanti un ragazzo che camminava a passo svelto. Poco dopo vide che lui aveva perso il borsetto. Lo raccolse, si fece coraggio, raggiunse il ragazzo e lo chiamò dicendogli che gli era caduto il borsetto per terra. Lui si girò, la guardò stupito e la ringraziò. «Mi chiamo Patrick, e tu?».«Sono Emily» rispose sicura. «Piacere Emily. Abiti da queste parti?. si, abito poco fuori paese. rispose lei. Vorrei avere il tuo numero di cellulare, per invitarti a un aperitivo di ringraziamento» le chiese sorridendo. Emily gli diede il numero e con coraggio disse: «dovrai scrivermi un messaggio; sono sorda e non riesco a parlare al cellulare».«Non c’è problema» rispose Patrick. Dopo qualche giorno i due uscirono per un aperitivo e diventarono subito buoni amici. Emily si sentiva più sicura di sé. 

Quando non capiva quello che Patrick diceva, gli chiedeva senza vergogna: «Cosa hai detto? Non ho capito» e lui tranquillamente le rispondeva. Nelle settimane successive andò meglio anche con i compagni di scuola: Emily si sforzava di parlare di più, si sentiva apprezzata e ascoltata. Non era più quella strana. Qualche volta all’uscita dalla scuola si fermava con alcune compagne.

Umiliazione

Un sabato sera Emily decise di andare in discoteca con Patrick e altri amici. Mentre girellava nel locale vide Jordan con due amici. Non sapeva se salutarlo, ma poi gli fece un cenno con la mano e se ne andò a ballare. Dopo poco si avvicinò Jordan con gli altri due, e le disse qualcosa. La musica era molto alta, in pista c’era poca luce e Emily non riusciva a leggere il labiale. Vide i tre che sghignazzavano e di nuovo si sentì come quella sera in pizzeria. Scappò via.

Quel Jordan era proprio insopportabile, era riuscito ancora una volta a farla sentire inadeguata. Emily decise di uscire a prendere una boccata d’aria fresca. Era molto arrabbiata e non sopportava più quella situazione. Mentre lei cercava di far sbollire la rabbia, Jordan si affacciò dalla porta del locale. Emily non ci pensò due volte. «Ti sei divertito abbastanza anche stasera», gli urlò in faccia, «o vuoi ancora prendermi in giro?».«Voglio…..» rispose lui, ma lei lo bloccò subito. «Non ho bisogno di gente come te, anche se ho un problema, io sono molto di più. Non voglio avere più niente a che fare con te».

In quel momento i due ragazzi si trovavano vicino al marciapiede; Emily vide arrivare una macchina a tutta velocità verso di loro. Senza perdere tempo afferrò Jordan per un braccio e lo tirò verso il muro della discoteca. La macchina proseguì la corsa e si schiantò poco lontano. Jordan esclamò sconvolto «mi hai salvato la vita!».«Bene, buona vita allora» rispose Emily mentre si girava per andarsene. 

Lui la prese per un braccio.

«Aspetta! Ti chiedo scusa per il mio comportamento, sono uno stupido. Voglio farmi perdonare». Emily lo guardò stupita. «Sei molto carina» le disse Jordan. In effetti fu di parola, i due ragazzi diventarono amici. Emily divenne sempre più sicura di sé e finalmente si rese conto di valere molto.

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