Le relazioni educative sono la base del lavoro svolto dagli educatori scolastici e domiciliari, dagli operatori che si occupano di educativa di strada e di marginalità sociale, da coloro che lavorano nei centri di aggregazione.
In queste plurime professioni è possibile fare esperienza della relazione come strumento potente e complesso.
Complesso non è complicato
La parola complessità etimologicamente è composta da cum+ plecto che significa “intrecciare insieme” tessere diverse parti che si legano insieme, si annodano in un certo modo.
Questo è completamente diverso rispetto a ciò che contiene, invece, la parola complicato: cum + plicare significa “piegare insieme”. Imbrogliato, piegato.
Ogni relazione educativa è diversa dall’altra e il loro intreccio, la loro complessità, necessita di luoghi in cui ogni nodo possa essere sciolto e riannodato in modo diverso.
L’esperienza formativa proposta, da titolo “La complessità delle relazioni educative”, rappresenta un luogo (virtuale) in cui ognuno può provare a leggere i nodi in cui si trova nel proprio lavoro educativo. Dunque, un’occasione di scambio e confronto con colleghi provenienti da diverse città italiane per trovare nuove ipotesi di lettura, individuali e collettive, e per produrre dinamicità e cambiamento laddove le situazioni professionali attraversano un momento di staticità, irrigidimento, smarrimento.
La formazione si sviluppa in tre passi: un momento iniziale in plenaria per aprire il discorso e cominciare a riflettere sul tema, un’ora in piccoli gruppi nelle stanze zoom per condividere le proprie esperienze e un momento finale di restituzione in plenaria.
L’obiettivo dell’incontro è di dare voce, spazio e tempo a chi questo mestiere difficile lo fa quotidianamente. La formazione è organizzata da 7 psicologi di diverse regioni di Italia (Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia) con esperienza nel campo dei servizi educativi.